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Ospedale Cervello, verifiche sull’appalto delle pulizie dopo le segnalazioni di possibili legami mafiosi

L’assessore regionale alla Salute Marcello Caruso annuncia accertamenti sul personale dell’azienda che gestisce il servizio di pulizia all’ospedale Cervello di Palermo. La decisione arriva dopo le notizie di stampa sulla presenza, tra i dipendenti, di persone arrestate o legate da rapporti familiari a esponenti mafiosi. La Regione parla di verifiche da svolgere insieme all’azienda ospedaliera: al momento, dunque, si tratta di accertare le segnalazioni, non di conclusioni già raggiunte.

«Verificheremo con attenzione la denuncia di alcuni organi di stampa sull’eventuale presenza di personale, riconducibile a contesti mafiosi, assunto nell’azienda che si occupa delle pulizie nell’ospedale Cervello di Palermo», ha dichiarato Caruso. L’assessore ha aggiunto che saranno svolti approfondimenti per capire se siano stati rispettati i criteri di trasparenza e le misure previste per prevenire le infiltrazioni mafiose.

Le segnalazioni sull’azienda che gestisce il servizio

La vicenda è stata ricostruita da la Repubblica. Secondo quanto riportato dal quotidiano, tra i dipendenti di Rekeep, società che dal 2021 gestisce l’appalto per le pulizie nell’azienda ospedaliera Villa Sofia-Cervello, figurava Fausto Seidita, arrestato nel dicembre 2025 nell’ambito di un’inchiesta antimafia e indicato dagli investigatori come figura di vertice del mandamento della Noce.

L’articolo riferisce inoltre della presenza nell’azienda di persone con legami familiari con esponenti mafiosi e cita un responsabile palermitano della società, legato da rapporti familiari a Salvo Genova, già indicato come capo del mandamento di Resuttana. Sono elementi che alimentano interrogativi sulla gestione dell’appalto e sui controlli effettuati, ma che dovranno essere verificati nelle sedi competenti.

Un legame di parentela, da solo, non dimostra l’appartenenza o la contiguità mafiosa di una persona. Lo stesso La Vardera, secondo quanto riportato dalla stampa, ha precisato che essere parente di un mafioso non costituisce di per sé prova di coinvolgimento. La questione riguarda quindi la verifica dei fatti e delle procedure, senza trasformare le parentele in responsabilità automatiche.

La denuncia di La Vardera e la richiesta di audizione

Il deputato regionale e leader di Controcorrente Ismaele La Vardera aveva già portato la vicenda all’attenzione pubblica. A luglio, secondo la Repubblica, si era recato negli uffici del Gico della Guardia di finanza di Palermo per segnalare la presenza di familiari e parenti di mafiosi tra gli assunti della società. Aveva inoltre chiesto di essere ascoltato dalla Commissione regionale antimafia.

Nei giorni scorsi La Vardera aveva parlato di una presunta «parentopoli mafiosa» legata all’impiego di personale nell’ambito della sanità pubblica, sollecitando la Commissione antimafia e il presidente della Regione Renato Schifani a intervenire. Dopo l’annuncio delle verifiche da parte di Caruso, ha commentato sui social: «La domanda che mi faccio è sempre una, mi assilla e mi lascia senza parole: ma è possibile che nessuno della maggioranza si accorga di nulla? […] Intanto attendiamo fiduciosi e ringraziamo l’assessore Caruso».

Ora servono verifiche e risposte

L’annuncio della Regione apre una fase di accertamento. Sarà necessario chiarire quali controlli siano stati eseguiti sull’appalto, quali verifiche riguardino il personale impiegato e se siano emerse criticità nelle procedure adottate dall’azienda ospedaliera e dalla società incaricata.

La questione investe un servizio svolto all’interno di un ospedale pubblico e finanziato con risorse pubbliche. Per questo, oltre alle dichiarazioni, saranno gli esiti degli approfondimenti a dire se le segnalazioni trovino riscontro e se siano necessarie ulteriori iniziative. Fino ad allora, accuse e responsabilità individuali dovranno restare sul piano delle ipotesi da verificare.

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