La politica siciliana è in piena fibrillazione sul tema del terzo mandato per i sindaci dei piccoli Comuni (fino a 15.000 abitanti). La questione è diventata un nodo sia giuridico sia politico, con possibili ripercussioni sulle prossime elezioni amministrative.
La sentenza che ha messo in crisi la norma regionale
La causa è una sentenza della Corte costituzionale depositata il 19 febbraio 2026, con cui la Consulta ha giudicato incostituzionale la parte della normativa siciliana che impediva ai sindaci nei Comuni da 5.000 a 15.000 abitanti di candidarsi per un terzo mandato consecutivo. Secondo la Corte, le limitazioni al diritto di candidarsi devono essere chiare e giustificate, e non possono derivare da “vuoti normativi” o ritardi nel recepimento di norme nazionali.
In altre parole: la legge nazionale che consente tre mandati è considerata applicabile anche in Sicilia, se la Regione non detta una disciplina diversa ma costituzionalmente fondata.
La reazione dei sindaci
Molti primi cittadini interessati — in particolare quelli che già hanno fatto due mandati — hanno reagito dichiarando che si candideranno comunque al terzo turno, facendo presente che la sentenza costituzionale rafforza il loro diritto. In caso di esclusione dalle liste, hanno già annunciato ricorsi al TAR con richieste di ammissione cautelare.
Questo significa che, senza un intervento chiaro della Regione, si potrebbe aprire una fase di contenziosi e incertezze sui candidati e sulle elezioni locali.
L’ARS prova a intervenire: la mossa di Galvagno
Per cercare di evitare un vero e proprio “caos elettorale”, il presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, Gaetano Galvagno, ha convocato una conferenza dei capigruppo urgente (oggi, martedì 3 marzo) con l’obiettivo di calendarizzare un provvedimento che recepisca la norma nazionale e la applichi anche in Sicilia.
L’idea è di approvare una legge semplice in tre articoli che affermi esplicitamente: la norma nazionale che consente il terzo mandato si applica anche ai Comuni siciliani fino a 15.000 abitanti.
Galvagno ha anche invitato i parlamentari regionali a votare a viso aperto (voto palese), come già accaduto di recente sul tema della parità di genere negli enti locali.
Le resistenze interne e i dubbi politici
Non tutti, tuttavia, vedono la questione come un semplice adeguamento tecnico. Alcuni deputati dell’ARS sottolineano che la Regione ha autonomia statutaria e quindi può legiferare, ma non può ignorare i principi costituzionali. Secondo queste voci, la disciplina deve essere più organica, affrontando anche altri aspetti, come possibili incompatibilità con altri ruoli istituzionali.
Il punto su ANCI Sicilia
Anche l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (ANCI) Sicilia ha chiesto un intervento rapido e chiaro da parte dell’ARS, sostenendo che la normativa attuale crea disparità rispetto al resto d’Italia e rischia di generare confusione, contenziosi e persino commissariamenti.




