Si fa sempre più intricata l’indagine sulla morte di Raisa Kiseleva, la donna di 75 anni ritrovata cadavere il 12 luglio nel greto del torrente Longano a Barcellona Pozzo di Gotto. Il caso, inizialmente rubricato come tragico incidente, ha subito una svolta dopo che elementi chiave hanno portato all’iscrizione nel registro degli indagati di Michelangelo Corica, 60 anni, dj molto conosciuto nella zona e vicino di casa della vittima.
Le ultime ore di Raisa Kiseleva
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, Coordinati dalla sostituta procuratrice Veronica De Toni e dal Procuratore Giuseppe Verzera, la vittima avrebbe passato gli ultimi istanti di vita proprio in compagnia di Corica. I due si trovavano vicino casa del dj il 7 luglio, quando lei si sarebbe seduta su un muretto, estraendo dalla borsa una bottiglia di vino e bevendone un sorso. Corica avrebbe tentato di dissuaderla, ma in quell’attimo, stando al suo racconto, la donna avrebbe improvvisamente perso l’equilibrio e sarebbe precipitata per diversi metri, finendo poi nel letto del torrente dove è stata ritrovata ormai in avanzato stato di decomposizione cinque giorni dopo.
Il racconto di Corica e i sospetti degli investigatori
Corica, sentito a lungo dagli investigatori alla presenza dell’avvocato Giuseppe Ciminata, ha negato fermamente ogni responsabilità nella morte della donna, sostenendo la tesi del tragico incidente. Tuttavia, ha ammesso di non aver lanciato l’allarme dopo averne constatato la morte, spiegando di essersi lasciato prendere dal panico e di essere tornato a casa senza avvisare nessuno.
Un comportamento considerato inspiegabile che ha destato molti dubbi tra gli inquirenti. Inizialmente infatti si era pensato a una tragica fatalità, ma l’assenza di una denuncia di scomparsa, alcune testimonianze discordanti, l’analisi delle immagini delle telecamere e ulteriori accertamenti tecnici hanno progressivamente spostato l’attenzione sul dj.
Analisi tecniche e svolta nelle indagini
Gli elementi raccolti dalla squadra investigativa – tra cui una perquisizione e il sequestro di diversi cellulari di Corica – hanno consolidato l’ipotesi che non si sia trattato di una semplice caduta accidentale, alimentando così il sospetto di un coinvolgimento diretto nell’accaduto. Decisiva sarà l’autopsia, affidata a un team di esperti medico-legali con la possibilità per le parti di nominare consulenti di parte, per chiarire le reali cause della morte di Raisa Kiseleva.
I rapporti tra Corica e la vittima
Dalle dichiarazioni agli inquirenti è emerso che Corica aveva ospitato in passato la donna, inizialmente legata sentimentalmente a un suo amico e poi rimasta a vivere presso la sua abitazione dopo la morte di quest’ultimo. Corica però ha negato ogni coinvolgimento sentimentale con la Kiseleva, spiegando che la donna aveva successivamente intrecciato una nuova relazione. Nei giorni immediatamente precedenti al decesso, Raisa era uscita di casa: Corica ha raccontato di averla avvistata a Messina, di averla trovata mentre parlava con un uomo vicino alla stazione e poi di essere riuscito a convincerla a rientrare a Barcellona.
La comunità di Barcellona Pozzo di Gotto segue con grande attenzione ogni sviluppo su una vicenda ancora tutta da chiarire. Attualmente, Michelangelo Corica resta indagato per omicidio volontario ma si trova a piede libero, in attesa dei risultati dell’autopsia che potrebbero rivoluzionare – o confermare – il quadro accusatorio.




