La Procura della Repubblica di Messina ritiene che il quadro probatorio raccolto nel corso delle indagini sia sufficientemente solido da consentire di andare direttamente a dibattimento, senza passare dall’udienza preliminare. Per questo motivo ha chiesto il rito immediato nei confronti di quattro persone accusate di aver gestito un presunto sistema di prestiti usurari ai danni di un venditore ambulante, costretto – secondo l’accusa – a restituire somme con interessi che avrebbero raggiunto anche il 300 per cento.
La richiesta è stata accolta dal giudice per le indagini preliminari Francesco Torre, che ha fissato l’apertura del processo per il prossimo 7 ottobre davanti al Tribunale collegiale di Messina.
Gli imputati
A comparire davanti ai giudici saranno Fabio Tortorella, Angelo Muni, Giuseppe Finocchiaro e Pietro Mazzitello. Per tutti l’accusa formulata dalla Procura è quella di usura. Gli imputati sono assistiti dagli avvocati Salvatore Silvestro, Alessandro Trovato, Domenico Andrè e Alessandro Billè.
Le misure cautelari già disposte
L’inchiesta aveva avuto un primo importante sviluppo nello scorso mese di febbraio, quando il gip, al termine degli interrogatori preventivi previsti dalla riforma Cartabia, aveva disposto nei confronti dei quattro indagati la misura cautelare degli arresti domiciliari. Secondo la ricostruzione investigativa, gli indagati avrebbero concesso prestiti a condizioni estremamente onerose, approfittando dello stato di difficoltà economica della vittima.
Il presunto meccanismo usurario
Al centro dell’indagine vi è la vicenda di un venditore ambulante che, secondo quanto ricostruito dagli investigatori della Squadra Mobile di Messina e coordinato dalla Procura diretta da Antonio D’Amato, sarebbe progressivamente caduto nella spirale dell’usura.
L’uomo avrebbe inizialmente ricevuto somme di denaro per far fronte a esigenze economiche immediate, salvo poi ritrovarsi costretto a restituire importi sempre più elevati, alimentati da interessi ritenuti usurari.
Gli investigatori parlano di un sistema che avrebbe imposto tassi di interesse arrivati, in alcuni casi, fino al 300 per cento, una percentuale che, se confermata nel corso del processo, evidenzierebbe una situazione di particolare gravità.
Le indagini della Squadra Mobile
L’inchiesta è stata sviluppata dalla Squadra Mobile della Questura di Messina attraverso acquisizioni documentali, attività investigative e la raccolta delle dichiarazioni della persona offesa.
Proprio gli elementi raccolti nel corso delle indagini preliminari hanno indotto la Procura a ritenere che la prova fosse già sufficientemente evidente da richiedere il giudizio immediato, procedura prevista dal codice di procedura penale quando gli elementi acquisiti sono considerati particolarmente consistenti.
L’accoglimento della richiesta da parte del gip rappresenta un passaggio processuale che consente di saltare l’udienza preliminare e arrivare direttamente davanti al Tribunale. L’avvio del dibattimento, fissato per il 7 ottobre, consentirà alle parti di confrontarsi nel contraddittorio processuale.
Come previsto dall’ordinamento, gli imputati devono considerarsi non colpevoli fino all’eventuale sentenza definitiva di condanna. Sarà quindi il processo a stabilire se le accuse formulate dalla Procura troveranno conferma oppure no sulla base delle prove che verranno esaminate in aula.





